Conflitto palestinese

Mohammed, un assistente sociale di Islamic Relief a Gaza, condivide la sua esperienza durante il devastante conflitto in Palestina.

Questo conflitto è iniziato nel mese benedetto di Ramadan. I musulmani aspettano tutto l’anno per questo tempo santo, che di solito è aromatizzato con la fede e il culto. Per i palestinesi di quest’anno, si è macchiato dalla violenza. Io e la mia famiglia abbiamo trascorso i primi 13 giorni di conflitto a casa nostra nella città di Khan Younis. La situazione è diventata pericolosa molto rapidamente anche a causa di attacchi aerei apparentemente incessanti e bombardamenti via mare.

“Questo conflitto è diverso dagli altri!”

Questo conflitto è diverso dagli altri. I miei figli, Laila, Majed e Taleen hanno vissuto in modo totalmente anormale questo periodo della loro vita. Mia figlia Taleen è troppo piccola per capire cosa sta succedendo, ma Laila e Majed hanno vissuto giorni e notti che non avrebbero mai potuto immaginare. Quando sente i bombardamenti, Laila si copre le orecchie e corre da me o dalla madre. Majed è di solito un ragazzo molto attivo che ama giocare tutto il giorno. Ora ignora totalmente i suoi giocattoli e rimane costantemente vicino a noi.

 

“Papà, andiamo a morire?” 

L’altro giorno, mi ha chiesto: “Papà, andiamo a morire?”. Mi si spezza il cuore sentire un ragazzino porre una simile domanda. Che cosa ha mai fatto nella sua vita per conoscere di cosa è fatta la morte? In tutto il mondo, i bambini non sanno nulla, sanno solo giocare e divertirsi. Ma non i bambini palestinesi a Gaza. Spero con tutto il cuore che tutto ciò finisca presto e che i bambini tornino a comportarsi come Dio li ha creati, come dei bambini. A casa, ci siamo ritrovati più di una volta in situazioni pericolose. Sono stati momenti orribili. Non avevamo nè elettricità nè acqua, e, cosa più importante, non eravamo al sicuro. Dopo il bombardamento di Al Sheja’eya, nella parte orientale della Striscia di Gaza abbiamo deciso di fuggire dalla nostra bella casa, non sapendo se ci saremmo mai tornati e se ci saremmo sopravvissuti a questo insostenibile calvario.

 

“Non c’è posto sicuro lasciato a Gaza.”

Ci siam preparati per quello che abbiamo potuto e ci siamo diretti verso la casa di nostro zio in una zona densamente popolata, proprio nel centro della città di Khan Younis. Dicono che è più sicuro qui ma io non credo che ci sia un luogo sicuro in tutta la Striscia di Gaza. Qui, ho trovato un altro tipo di conflitto: una lotta contro i bisogni fondamentali degli esseri umani. Le persone qui non hanno accesso all’elettricità e all’acqua. Immaginate di vedere più di un centinaio di persone che vivono in un edificio senza acqua da bere. La gente qui rischia la vita ogni giorno per ottenere dell’acqua soprattutto perché gli attacchi aerei stanno iniziando a farsi frequenti anche qui. Non riusciamo ancora a sentirci al sicuro. Qui, il pericolo è intorno a te in ogni momento e ovunque tu vada. Sono stati 28 giorni di intenso conflitto e la situazione umanitaria sta peggiorando rapidamente. Questa è Gaza. Questa è la situazione.

Queste persone chiedono una mano, chiedono il TUO AIUTO!

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