Indonesia: lo staff di Islamic Relief bloccato dal terzo terremoto e ora il tentativo di raggiungere le aree inaccessibili

Almeno 91 persone sono state ufficialmente dichiarate morte dopo che un terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito l’isola indonesiana di Lombok domenica 5 agosto. A seguito, altri due terremoti hanno colpito l’area, causando ulteriori vittime ed aumentando il numero di feriti. Islamic Relief è sul campo ora, in sostegno dei superstiti.

Una serie di terremoti mette in ginocchio il paese

Il team di Islamic Relief stava distribuendo aiuti a nord di Lombok quando un terzo terremoto di magnitudo 6.2 ha colpito l’area, aggravando la situazione, già disastrosa a causa di due precedenti terremoti.

Nanang Dirja, direttore di Islamic Relief che attualmente si trova a Jenggala, ha detto:

“Le persone correvano e urlavano per salvarsi, in completo panico. Una volta che il terremoto si è placato, la gente vagava per le strade piangendo; donne incinte, madri con i propri bambini e anziani. Ho visto almeno quattro persone gravemente ferite.”

Ha poi aggiunto:Le sirene delle ambulanze echeggiavano ovunque, nel tentativo di raccogliere i feriti.

Islamic Relief sta tentando di raggiungere le aree che non hanno ancora ricevuto nessun tipo di assistenza, concentrando i propri sforzi ora su quattro villaggi a nord di Lombok, inclusi Jenggala, Sokong, Tegal Maja e Tanjung. Un ponte che collega Jenggala alla città di Mataram è crollato durante il terremoto e l’ultima tratta di strada è stata percorsa in moto.

Le persone erano troppo spaventate per rimanere in casa – quelle che una casa ancora ce l’avevano – ed hanno dormito all’aperto per tutta la settimana”, ha spiegato Nanang. “Alcuni di loro hanno pezzi di tela cerata ma non è una protezione adeguata. Inoltre, stanno bevendo dai sistemi di irrigazione, che non sono fonti sicure di acqua pulita e potabile.

Islamic Relief ha distribuito generi alimentari d’emergenza, acqua potabile pulita, teloni impermeabili e coperte a 1.000 persone nel sottodistretto di Tanjung, tra cui 125 persone nel villaggio di Jenggala. Nelle prossime settimane speriamo di raggiungere 10.000 persone che non hanno ancora ricevuto alcun aiuto. Molti mercati sono chiusi e dobbiamo procurarci gli aiuti al di fuori dell’isola.

Nanang ha aggiunto:

“Questa è una vera e propria crisi umanitaria, che si dispiega di fronte ai nostri occhi. Le persone non hanno nemmeno gli elementi essenziali per sopravvivere. E sono pietrificati all’idea che ci possa essere un altro terremoto. Stiamo pregando tutti perché non succeda e stiamo lavorando duramente per raggiungere quelle aree che non hanno nulla, il prima possibile.

L’esperienza di Islamic Relief nell’affrontare i terremoti dimostra che la strada per la ripresa è lunga, poiché dovremo ricostruire le vite delle persone ed i loro mezzi di sussistenza. Collaboreremo con la comunità per garantire che la strada della ripresa sia il più agevole possibile.”

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