Islamic Relief annuncia un ulteriore impegno di $10M per lo Yemen mentre la fame ed i tagli ai fondi ostacolano i progetti salva-vita tra l’incremento dei casi di Covid-19

I timori per l’incremento massiccio della fame in Yemen, alimentato da un crescente crollo della valuta e da enormi carenze di fondi, hanno spinto l’agenzia umanitaria Islamic Relief a stanziare $10 milioni in finanziamenti di emergenza per il paese devastato dalla guerra, dove il tasso di mortalità per il Covid-19, al 27%, è il più alto del mondo.

Una tragedia che richiede azioni immediate

L’8 luglio, Islamic Relief ha annunciato che stanzierà ulteriori 10 milioni di dollari destinati ai suoi programmi per fornire cibo, servizi igienico-sanitari e idrici, assistenza sanitaria e nutrizionale, nel tentativo di colmare una piccola parte delle lacune nei finanziamenti causate dall’incapacità dei donatori internazionali di soddisfare l’obiettivo di raccolta fondi di $2,4 miliardi annunciato dall’ONU il mese scorso. Solo la metà di questo importo è stato raggiunto, e come conseguenza tre quarti dei programmi sostenuti dall’ONU dovranno subire tagli o chiusure nel prossimo periodo.

Prima dei tagli, Islamic Relief in collaborazione con il WFP distribuiva pacchi alimentari a 2,3 milioni di persone su base mensile. Oggi, si cerca di far fronte alla crisi dei tagli ai fondi alternando i mesi di distribuzione del pacco alimentare, progettato per fornire cibo sufficiente ad una famiglia per un mese e che, alcune famiglie dovranno farsi durare il doppio.

Il deficit arriva in una situazione in cui il paese si trova a dover fronteggiare il peggiore tasso di mortalità al mondo tra i positivi al Covid-19, che ha causato il “collasso del sistema sanitario”, secondo le Nazioni Unite.

Naser Haghamed, CEO di Islamic Relief Worldwide – che ha visitato lo Yemen lo scorso anno – ha dichiarato:

“La peggiore crisi umanitaria del mondo sta sprofondando sempre di più negli abissi davanti ai nostri occhi. Quello che stiamo vedendo è un circolo vizioso di violenza, povertà estrema e fame che semplicemente non siamo stati in grado di spezzare. Lo scoppio della pandemia ha solo peggiorato le cose. I nostri team sono a corto sia di aiuti che di carburante.

Le Nazioni Unite stanno affrontando enormi difficoltà nel mantenere la fornitura di carburante ad organizzazioni partner come Islamic Relief perché possano continuare le operazioni umanitarie. Il World Food Programme è l’agenzia di logistica leader per le Nazioni Unite in Yemen. Di solito fornisce carburante alle agenzie umanitarie ad un ritmo ragionevole durante le crisi. Ma sta diventando estremamente difficile anche per loro continuare a sostenerle tutte. Inoltre, la piccola parte di cittadini yemeniti che può permetterselo, è costretta a file infinite, che durano una giornata intera, per poter acquistare un massimo di 30 litri di carburante a prezzi gonfiati.

I tagli arrivano in mezzo ad un picco generale del prezzo del carburante e dei prodotti alimentari che è aumentato del 20% nelle ultime tre settimane  e del 35% da quando la crisi causata dal Covid-19 si è intensificata, spingendo milioni di persone sull’orlo della carestia. I team di Islamic Relief stanno usando quel poco che resta della loro quota di carburante, al momento, per portare avanti le proprie operazioni sul campo. Hanno un accordo con una società privata per fornire carburante aggiuntivo in crisi come queste.”

Haghamed ha aggiunto:

” La disperazione è inimmaginabile. Uomini e donne piangono per la mancanza di cibo per sfamare le proprie famiglie. Alcuni ci dicono che stanno prendendo in considerazione il suicidio perché non sanno come gestire il dolore provocato dal guardare i loro bambini morire lentamente di fame. Ovunque ora si trovano donne anziane e fragili ridotte a chiedere l’elemosina per se stesse e per le loro famiglie, ma a nessuno è rimasto denaro da donare.

Molte madri sono così malnutrite da non produrre abbastanza latte per allattare al seno i propri bambini, che rimangono deboli ed incapaci di respingere le malattie. Senza un’azione urgente vedremo morire di fame lo Yemen e temo che molte altre persone innocenti moriranno.

Siamo così grati per il supporto e l’estrema generosità della nostra comunità di donatori, che ci ha permesso di raddoppiare il nostro sostegno al popolo yemenita nel 2020. Nonostante le restrizioni finanziarie dovute alla crisi globale, le comunità musulmane in tutto il mondo sono andate ben oltre le parole, radunandosi attorno al mese sacro di Ramadan per mostrare l’enorme generosità spirituale dell’Islam ed il potere di trasformare vite della finanza sociale islamica. E’ indispensabile ora che i leader mondiali facciano la propria parte e diano la priorità ai finanziamenti per lo Yemen, facendo pressione anche su tutte le parti coinvolte affinché trovino una soluzione duratura e giusta a questa guerra.”

Con più dell’80% della popolazione che fa già affidamento sugli aiuti per sopravvivere, la crisi da Covid-19 ha colpito lo Yemen in maniera estremamente dura.

Si stima che le rimesse da parte di yemeniti residenti all’estero siano diminuite fino a $10 miliardi mentre su oltre 1.150 casi di Covid-19 confermati ci sono stati più di 300 decessi, il che significa che le persone diagnosticate hanno meno di una probabilità su quattro di sopravvivere.

Zulqarnain Abbas, direttore di Islamic Relief in Yemen, ha dichiarato:

“Mentre i test tristemente inadeguati stanno evidenziando in qualche modo l’impatto della pandemia, non mostrano invece quella che i nostri team credono sia la vera portata della crisi. Sappiamo che è arrivato ai campi sovraffollati ed ad alcune comunità rurali. Ma con un accesso ad un’adeguata assistenza sanitaria estremamente limitato  e con pochissime strutture di isolamento, non sappiamo con chiarezza quante persone vengono colpite.

I nostri team vedono in prima persona non solo la sofferenza della popolazione yemenita, ma anche la lotta degli operatori sanitari per fornire supporto.

Non dispongono di DPI e affermano di dover affrontare una scelta impossibile: restare a casa e mantenere la loro famiglia al sicuro, oppure andare a lavoro e rischiare di essere infettati perché non esiste un kit di protezione e ci sono pochissimi test, quindi è difficile sapere chi è malato.

Alcuni hanno dovuto utilizzare i propri salari già limitati – quasi esclusivamente pagati da ONG come la nostra da quando il sistema sanitario è crollato completamente ad inizio anno – per acquistare i propri dispositivi di protezione. Ma questo limita la disponibilità di denaro per sfamare le loro famiglie. La crisi della fame sta davvero toccando ogni famiglia e le cicatrici si faranno sentire negli anni a venire.

Stiamo facendo tutto il possibile per continuare a fornire aiuti nonostante le restrizioni sul campo. Ogni giorno aggiriamo checkpoint, ritardi amministrativi e violenze per garantire che gli aiuti raggiungano ancora i bisognosi. Con 325 dipendenti e oltre 3.000 volontari, abbiamo conoscenze locali uniche che ci consentono di operare nella maggior parte dei governatorati del Paese e di essere sempre in prima linea in questa crisi.”