Islamic Relief chiede azioni urgenti al vertice sul clima COP26

Abbiamo raggiunto il limite e il momento di agire è adesso, avverte Islamic Relief che chiede ai leader mondiali presenti alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Glasgow, in Scozia, azioni immediate.

Ad Aprile è stato pubblicato il report sullo stato del clima globale, da parte dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, e il Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha definito il 2021, come anno decisivo per affrontare l’emergenza climatica globale. 

Il report avverte che il cambiamento climatico, sta avendo conseguenze irreversibili.

Al vertice COP26 organizzato dalle Nazioni Unite, Islamic Relief si occuperà di 3 eventi che porranno l’accento sulle questioni climatiche di maggiore importanza:

  • Adattamento incentrato sulle comunità locali nei paesi in via di sviluppo
  • Sostegno alle persone vulnerabili sfollate a causa della migrazione indotta dal clima
  • Sostegno alla transizione necessaria per proteggere i mezzi di sussistenza insieme ad una produzione sostenibile

Conosciamo in prima persona gli effetti devastanti che il cambiamento climatico ha causato nelle comunità più povere del mondo. 

Alla COP26 porremo l’attenzione sulle loro condizioni e chiederemo ai leader mondiali di agire in maniera rapida per poter contrastare l’impatto del cambiamento climatico.

“Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo miglior momento è adesso”. – Proverbio cinese

Guidare l’adattamento a livello locale: mettendo al primo posto le comunità vulnerabili

Sebbene le conseguenze del cambiamento climatico colpiscono ogni persona in tutto il mondo, ed in ogni continente, l’impatto non avviene nello stesso modo.

Le comunità povere e vulnerabili con stili di vita tradizionali a “basse emissioni di carbonio” hanno contribuito poco al cambiamento climatico globale. Ma poiché dipendono dalla diversità biologica locale, dagli ecosistemi e dai paesaggi come fonti di sostentamento, sono i più colpiti dal cambiamento climatico. E sono i meno attrezzati per poterlo affrontare.

Le donne e le ragazze sono più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico perché costituiscono la maggioranza dei poveri del mondo, che sono complessivamente più colpiti. È più probabile che siano mezzi di sussistenza dipendenti dal clima, come l’agricoltura, che sono minacciati dal peggioramento dell’impatto del cambiamento climatico.

Nonostante siano maggiormente colpite dai cambiamenti climatici, le donne sono spesso escluse dal processo decisionale relativo all’adattamento ai cambiamenti climatici. Islamic Relief sostiene che le loro voci siano ascoltate e che le donne siano al centro delle risposte globali ai cambiamenti climatici. Le politiche di adattamento devono porre maggiore attenzione alle donne e alle comunità indigene.

Solo il 10% dei finanziamenti per il clima è destinato ai programmi di adattamento a livello locale; e questo non è sufficiente. Chiediamo un nuovo impegno di 100 miliardi di euro all’anno per i finanziamenti per il clima e che almeno il 50% di questo sia investito in progetti di adattamento.

È anche importante che vi sia un sostegno accessibile e sensibile ai bisogni e ai diritti delle donne, dei bambini, delle popolazioni indigene, delle persone con disabilità e di altri gruppi emarginati.

Inoltre, dobbiamo sostenere le comunità vulnerabili affinché utilizzino, migliorino e adottino pratiche locali che sono state preservate per secoli.

“Non puoi adattarti all’estinzione” – Vanessa Nakate al Summit dei giovani pre-COP 26

Sfollati dalla crisi climatica

Alcune famiglie utilizzano la migrazione, volontaria o involontaria, come strategia di adattamento in risposta a cambiamenti ambientali. 

Tuttavia, spesso finisce per essere un’arma a doppio taglio poiché viene dato poco sostegno nazionale o internazionale alle comunità sradicate che sperano in una vita migliore.

Attualmente, ci sono anche dati e finanziamenti limitati dedicati a programmi di rete di sicurezza sociale o sistemi di allerta precoce inclusivi per i migranti climatici, in particolare donne e bambini, che sono particolarmente vulnerabili.

Islamic Relief chiede l’introduzione delle principali risposte alla migrazione indotta dal clima all’interno della pianificazione, risposta e finanziamento del cambiamento climatico. Ciò dovrebbe includere investimenti in sistemi di allerta precoce inclusivi e programmi di reti di sicurezza sociale accessibili alle comunità locali, in particolare alle donne e alle comunità indigene.

Un’altra triste realtà è che la migrazione climatica sta alimentando i conflitti, poiché i migranti che cercano mezzi di sussistenza altrove possono scontrarsi con le comunità per l’accesso a risorse preziose e sempre più scarse.

La migrazione non gestita e mal pianificata è spesso un fattore che contribuisce a tale conflitto comunitario, come mostra un nuovo report di Islamic Relief. “Adapting to Instability” che esamina il nesso conflitto-clima nel Mali centrale e settentrionale, dove la violenza sta divampando tra agricoltori e pastori, in parte a causa della mancanza di chiare demarcazioni tra terreni agricoli e terreni a disposizione dei pastori nomadi.

Il nostro secondo report pubblicato prima della COP26, “Climate Induced Migration in Pakistan: Global Discourse, local realities and governance”, esplora la migrazione indotta dal clima in Pakistan. Include approfondimenti sulle sfide sperimentate dai migranti climatici in Belucistan, Sindh e Khyber Pakhtunkhwa.

“E non commettere abusi sulla terra, diffondendo corruzione”. – Corano (2:60)

“Le conseguenze [del riscaldamento globale] continueranno a peggiorare… e per molte di queste conseguenze, non si potrà tornare indietro.” – Autore dell’IPCC, il professor Ed Hawkins

Just Transition: più che una semplice mitigazione

La Just Transition è definita dalla Just Transition Alliance come “un principio, un processo e una pratica”. L’obiettivo è spostare il potere da un’economia basata sui combustibili fossili a un’economia rigenerativa che sosterrà il pianeta, mantenendo i diritti e i mezzi di sussistenza dei lavoratori. 

Per fare ciò, dovrebbe essere istituito un nuovo Fondo per una transizione equa per reindirizzare il sostegno economico ai combustibili fossili verso alternative più verdi.

Ridurre le emissioni globali a zero in linea con l’accordo di Parigi del 2019 sarà un passo cruciale per garantire la giustizia climatica e creare un futuro in cui tutte le comunità possano prosperare.

Anche la transizione stessa deve essere giusta ed equa, con un focus sull’inclusione sociale e l’eliminazione della povertà. Per consentire ciò, Islamic Relief chiede la creazione di un piano nazionale, come un Green New Deal, per fornire una giusta transizione e stabilire un chiaro mandato per la pianificazione industriale, la giustizia sociale e la rapida decarbonizzazione.

Islamic Relief sostiene l’empowerment dei lavoratori: la legislazione sindacale deve essere rivista in modo che i membri del sindacato possano intraprendere azioni legittime se ritengono che il loro posto di lavoro sia a rischio mentre il mondo procede verso la decarbonizzazione.

“La terra è verde e bella, e Dio vi ha nominato suoi amministratori su di essa”.  (Hadith del Profeta PBSL)

Nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza la solidarietà globale, quindi alla COP26 Islamic Relief chiede ai leader mondiali di agire immediatamente. Possiamo davvero fare la differenza adottando misure che includono, ma non solo, l’adattamento locale, la migrazione causata dal clima e la equa transizione.

Abbiamo tutti la responsabilità collettiva di garantire di agire e affrontare la crisi climatica globale. Dobbiamo garantire che ci siano forti impegni globali per raggiungere le ridurre le emissioni a zero, una distribuzione 50:50 dei finanziamenti per il clima per l’adattamento e la mitigazione. 

Le preoccupazioni delle comunità in prima linea nella crisi climatica devono essere al centro di tutti gli impegni presi alla COP26.

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