Ogni giorno raccontiamo progetti, numeri e risultati. Ma cosa significa vederli da vicino? Mohammad Mudassor staff di Islamic Relief Italia, ha partecipato a un camp estivo per bambini orfani in Marocco. In questo articolo racconta condivide con noi la sua esperienza.

Dal 2 al 7 agosto 2026 ho avuto l’opportunità di partecipare in Marocco a un camp dedicato a bambini orfani sostenuti da Islamic Relief

Prima di partire avevo un’idea abbastanza chiara di quello che avremmo fatto: attività, giochi, momenti educativi, sport, escursioni e giornate da trascorrere insieme ai bambini. Quello che non potevo sapere, però, era quanto questa esperienza sarebbe diventata personale nel giro di così poco tempo

Quando si parla di sostegno agli orfani, infatti, è facile concentrarsi sui progetti, sui numeri e sui bisogni ai quali è necessario rispondere. Tutto questo è importante, ma trascorrere diversi giorni accanto ai bambini cambia inevitabilmente la prospettiva.

Dopo poco tempo non pensavo più a loro come “i bambini del campeggio” o “i bambini sostenuti dal progetto”. Iniziavo a riconoscere i loro caratteri, le loro abitudini e il modo diverso che ognuno aveva di relazionarsi con noi.

C’era chi cercava subito il contatto e voleva coinvolgerti in qualsiasi attività, chi era più tranquillo, chi aveva sempre qualcosa da raccontare e chi, invece, aveva bisogno di più tempo prima di aprirsi.

Ed è proprio nella quotidianità che abbiamo iniziato davvero a conoscerci.

Quello che ho capito sul campo

Le giornate erano piene. Abbiamo giocato, fatto sport, partecipato a laboratori e attività educative, condiviso escursioni e molti momenti insieme. Anche i pasti, gli spostamenti o il tempo tra un’attività e l’altra diventavano occasioni per parlare, scherzare e costruire poco alla volta un rapporto.

A volte erano proprio i momenti più semplici a rimanere maggiormente impressi: una conversazione iniziata senza un motivo particolare, una battuta, una partita che nessuno voleva smettere di giocare o un bambino che tornava a cercarti per continuare qualcosa iniziato il giorno precedente.

Sono dettagli che possono sembrare piccoli, ma che aiutano a comprendere il valore di un’esperienza di questo tipo.

Il camp non è stato soltanto un programma di attività pensato per intrattenere i bambini durante alcuni giorni estivi. Era soprattutto uno spazio in cui poter stare insieme, fare nuove esperienze, creare amicizie, mettersi alla prova e vivere con serenità momenti che fanno parte dell’infanzia.

Questa è probabilmente una delle cose che ho compreso meglio una volta arrivato sul campo.

Oltre la parola “orfano”

Quando sentiamo la parola “orfano”, il nostro pensiero va quasi automaticamente alla perdita e alle difficoltà che un bambino può aver vissuto. È naturale. Ma conoscendoli personalmente mi sono reso conto ancora di più di quanto sia importante non fermarsi a quella definizione.

Ognuno di loro aveva una propria personalità, interessi, capacità e sogni per il futuro.

Ascoltare alcune delle loro storie mi ha fatto riflettere molto. Non perché volessi guardare quei bambini attraverso ciò che avevano perso, ma perché dietro la loro energia e i momenti di divertimento c’erano vite reali, esperienze diverse e percorsi che continuavano ben oltre i giorni trascorsi insieme a noi.

È stato anche questo a dare un significato diverso alle attività che stavamo svolgendo.

Un gioco rimane un gioco, naturalmente. Ma può anche essere un momento in cui un bambino si sente parte di un gruppo.

Un laboratorio può rappresentare l’occasione per provare qualcosa di nuovo.

Un’escursione può diventare un ricordo che resterà nel tempo.

E soprattutto, la presenza costante di persone che ascoltano, accompagnano e dedicano attenzione può contribuire a creare un ambiente nel quale ogni bambino si senta accolto e valorizzato.

Durante quei giorni ho potuto vedere concretamente anche un altro aspetto del lavoro di Islamic Relief che, da lontano, è molto più difficile percepire: ciò che accade dopo una donazione.

Il viaggio di una donazione

Quando si dona, molto spesso l’ultimo passaggio che vediamo è una cifra inserita su uno schermo o una conferma ricevuta via e-mail. Sul campo, invece, quel sostegno prende una forma molto più concreta.

Lo ritrovi nell’organizzazione delle attività, nel materiale utilizzato dai bambini, nei pasti condivisi, negli spostamenti, nelle escursioni e in tutto ciò che permette di creare un’esperienza sicura e positiva.

Per chi sostiene Islamic Relief dall’Italia, forse quei momenti rimarranno lontani geograficamente. Eppure, osservandoli da vicino, mi sono reso conto che una parte di ciò che stavamo vivendo era possibile proprio grazie a persone che avevano scelto di contribuire senza necessariamente conoscere i bambini che avrebbero beneficiato del loro sostegno.

Questa consapevolezza mi ha accompagnato per tutto il camp.

Dietro una donazione non c’è soltanto un aiuto economico. C’è la possibilità di creare opportunità e di sostenere un percorso che continua nel tempo.

Naturalmente, un camp di pochi giorni non può rispondere da solo a tutte le difficoltà che un bambino può incontrare nella propria vita. Sarebbe sbagliato raccontarlo in questo modo.

Può però essere parte di qualcosa di più grande.

Può offrire un ambiente positivo, nuove esperienze, momenti di socializzazione e la possibilità di costruire ricordi diversi. Inserito all’interno di un sostegno più ampio e continuativo, anche questo assume un valore importante.

Per me, invece, l’esperienza ha avuto un impatto che non avevo previsto fino in fondo.

Ero partito pensando soprattutto al mio ruolo: essere presente, aiutare durante le attività, mettere a disposizione il mio tempo e le mie energie.

Quello con cui sono tornato

Con il passare dei giorni, però, il rapporto con alcuni bambini è diventato sempre più spontaneo. Abbiamo parlato molto, riso, giocato e condiviso una quotidianità che, anche se breve, è stata abbastanza intensa da creare un legame.

Alcuni di loro, in pochissimi giorni, avevano iniziato a sembrarmi quasi dei fratellini più piccoli.

Forse per questo il momento dei saluti è stato uno dei più difficili.

Durante il camp si è sempre impegnati. Le giornate passano velocemente e si pensa all’attività successiva, a dove bisogna andare o a quello che rimane ancora da organizzare.

Poi arriva l’ultimo giorno e improvvisamente diventa evidente che quella routine costruita in pochi giorni sta per finire.

Gli ultimi saluti e alcuni degli abbracci ricevuti sono probabilmente tra i ricordi che porterò più a lungo con me.

È stato in quel momento che ho pensato ancora una volta a quanto sia facile parlare di “progetti”, “beneficiari” o “orfani” utilizzando termini necessari al nostro lavoro, ma inevitabilmente impersonali.

Quando invece conosci qualcuno, anche solo per alcuni giorni, quelle parole cambiano.

Dietro di esse iniziano ad esserci nomi, conversazioni, caratteri, risate e ricordi precisi.

Nel Corano Allah ﷻ dice:

فَأَمَّا الْيَتِيمَ فَلَا تَقْهَرْ

“Quanto all’orfano, non opprimerlo.”
Surah Ad-Duha, 93:9

È un versetto che conoscevo già prima di partire, ma dopo questa esperienza lo leggo con una consapevolezza diversa.

La cura verso un bambino orfano non riguarda soltanto il rispondere a una necessità materiale. Significa anche tutelarne la dignità, accompagnarne la crescita e contribuire affinché possa avere accesso a esperienze e opportunità che gli permettano di guardare con fiducia al proprio futuro.

Sono tornato dal Marocco con molti ricordi, ma soprattutto con una percezione molto più concreta delle persone che si trovano dietro il lavoro che raccontiamo ogni giorno.

Ed è forse questa la cosa più importante che posso riportare a chi sostiene Islamic Relief.

Non tutti hanno la possibilità di essere fisicamente presenti sul campo e vedere direttamente ciò che accade. Ma questo non rende il loro contributo meno presente.

Una parte di quei giorni, delle attività vissute e dei ricordi costruiti dai bambini è stata possibile anche grazie alla fiducia di chi ha scelto di sostenere il nostro lavoro.

A tutte queste persone va il mio ringraziamento.

Che Allah ﷻ accetti ogni contributo e ogni intenzione sincera, protegga questi bambini e conceda loro crescita, serenità e un futuro pieno di khayr.

Per quanto mi riguarda, sono partito pensando soprattutto a ciò che avrei potuto lasciare durante quei sei giorni.

Sono tornato sapendo che una parte di quei giorni sarebbe rimasta anche con me.

Alhamdulillah.

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