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Tra le decine di migliaia ora costrette a camminare verso sud per molte ore, mentre l’offensiva militare si intensifica, ci sono bambini malnutriti e pazienti gravemente malati – alcuni così deboli da dover essere trasportati in carriole, incapaci persino di stare in piedi.
Le famiglie di Gaza City si trovano davanti a due opzioni letali: rimanere sotto i bombardamenti e sotto assedio, o seguire gli ordini israeliani e trasferirsi a sud, in campi dove le persone vengono comunque uccise nei loro rifugi e affrontano condizioni di sovraffollamento estremo, fame e malattie.
L’unica strada verso sud è ora intasata da famiglie disperate che fuggono a piedi, su carretti trainati da asini o in auto sovraccariche. Portano con sé solo ciò che riescono a trasportare e non sanno cosa li aspetta né dove potranno rifugiarsi.
Nel frattempo, centinaia di migliaia di civili restano bloccati in città, terrorizzati o impossibilitati a partire. Molti sono malnutriti, malati, anziani o esausti per essere stati sfollati più volte. Altri non hanno carburante per spostarsi. Alcuni temono di non trovare alcun rifugio sicuro fuori città, mentre altri hanno paura di non poter mai più fare ritorno alle proprie case se dovessero andarsene.
Negli ultimi due giorni si sono registrati alcuni degli attacchi più letali dall’inizio dell’offensiva, con bombardamenti e colpi d’artiglieria che distruggono interi quartieri. Anche gli operatori umanitari di Islamic Relief a Gaza City sono stati sfollati, interrompendo ulteriormente la distribuzione di aiuti in un momento in cui i bambini stanno morendo di fame e l’aiuto umanitario è più necessario che mai.
Israele ha inoltre chiuso il principale punto di ingresso per cibo e carburante, e le Nazioni Unite avvertono che le scorte potrebbero esaurirsi entro pochi giorni. Gli ospedali ancora attivi a Gaza City sono al collasso: mancano carburante, medicine e attrezzature essenziali, e sono sommersi da civili feriti.
Ahmed*, padre di quattro figli, ha raccontato a Islamic Relief:
“Non vogliamo andarcene, ma non abbiamo scelta. Se restiamo, moriremo sotto le bombe o di fame. Ma se ce ne andiamo, ci bombardano comunque e ci fanno morire di fame. La nostra unica scelta è se morire qui o là”.
Ordinare ai civili di evacuare non assolve Israele dalle sue responsabilità ai sensi del diritto internazionale, che impone l’obbligo di proteggere i civili anche se non possono o non vogliono lasciare le proprie case.
Il piano di Israele di svuotare Gaza City, il centro urbano più popoloso, rappresenta una chiara volontà di sequestrare permanentemente l’area, forzando l’esodo dei suoi abitanti. Israele ha già ordinato l’evacuazione dal 82% della Striscia di Gaza, e diversi alti funzionari israeliani hanno dichiarato pubblicamente l’intenzione di espellere completamente i palestinesi da Gaza – un’azione che, se portata a termine, costituirebbe una pulizia etnica.
Le condizioni che attendono chi si sposta a sud sono terribili e peggioreranno ulteriormente. Centinaia di migliaia di persone vivono già ammassate in tende lungo la costa, nei rifugi scolastici o all’aperto tra le macerie delle case distrutte. I campi sono sovraffollati, privi di cibo, acqua e igiene, e le malattie si diffondono rapidamente. Israele continua a bloccare la maggior parte degli aiuti umanitari destinati alla popolazione.
Il sistema delle Nazioni Unite IPC ha avvertito il mese scorso che la carestia si sta già diffondendo in molte aree.
Questi luoghi vengono spesso definiti “zone sicure”, ma non lo sono affatto – le famiglie rifugiate lì sono state ripetutamente bombardate e uccise, anche negli ultimi giorni.
Questa settimana, la Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che Israele sta commettendo genocidio a Gaza. Islamic Relief, insieme ad altre grandi organizzazioni umanitarie, chiede con urgenza ai leader mondiali di intervenire, di fermare il massacro, di pretendere un cessate il fuoco immediato e di garantire pieno accesso umanitario a tutta Gaza.