Mohamed gestisce una Takaaya (cucina comunitaria) ad Al-Thawra, a Khartoum. Si tratta di una realtà che attraversa generazioni, con una lunga storia di sostegno alle persone in difficoltà

“Quello che molti non sanno”, racconta Mohamed, “è che questa cucina non è nata oggi. È stata fondata nel 1986 durante la carestia. Poi sono arrivate le inondazioni del 1988 e abbiamo usato gli stessi pentoloni. Non è qualcosa che abbiamo inventato per questa guerra.”

Le Takaaya esistono in Sudan da secoli. Sono radicate nella tradizione sufi e nel principio del nafeer, un concetto sudanese di mobilitazione collettiva che precede i moderni sistemi umanitari. Rappresentano una vera ancora di salvezza. Quando le organizzazioni internazionali hanno evacuato Khartoum nelle prime settimane del conflitto nel 2023, sono state proprio le Takaaya, già presenti nei quartieri da decenni, a continuare a sfamare la popolazione.

Unirsi per aiutare chi arriva

Mohamed e suo figlio Banaga hanno riaperto la cucina un mese dopo l’inizio della guerra, quando hanno iniziato a vedere famiglie provenienti da Omdurman arrivare nel quartiere con solo i vestiti addosso.

Insieme ad alcuni vicini, disoccupati ma disponibili ad aiutare, hanno deciso di intervenire. Il primo contributo è stato quello di Mohamed: 4.000 sterline sudanesi (circa 5 sterline). Altri hanno dato quello che potevano. Hanno comprato 4 chili di lenticchie e cucinato il primo pasto.

“Erano solo 4 chili”, dice Mohamed, “ma hanno fatto la differenza. Dopo tre o quattro giorni cucinavamo già 40 chili. La gente ha sostenuto molto l’iniziativa. Non c’è stata promozione: è nata dal bisogno.”

La notizia si è diffusa naturalmente. Qualcuno veniva con una pentola, prendeva il cibo e lo raccontava ad altri. Il giorno dopo arrivavano anche loro. In poche settimane, la cucina serviva 1.200 famiglie al giorno, raggiungendo rifugi, scuole e punti di servizio in tutta Al-Thawra, senza alcun finanziamento esterno nei primi mesi.

Una pentola non ha etichette

Mohamed gestisce la cucina seguendo un principio semplice.

“Ho sempre avuto una regola”, spiega. “Una pentola non ha etichette. Non importa chi sei o da dove vieni. Io vedo solo una pentola da riempire perché una persona possa mangiare. Una pentola può essere cristiana, ebrea o musulmana? No. È solo una pentola.”

La cucina ha sfamato cristiani e musulmani, residenti locali e sfollati, civili e soldati. La domanda su chi meriti aiuto, dice Mohamed, non si pone nemmeno.

Quando le risorse scarseggiano, si trova una soluzione

La cucina è attiva da tre anni senza interruzioni, ma con molte difficoltà. Mohamed pensa ogni giorno a come andare avanti.

“Quando le risorse mancano, ci arrangiamo”, dice. “Vado dai fornitori, prendo quello che serve a credito. E li ringrazio, perché non ci hanno mai lasciati soli.”

Per creare un’entrata più stabile per i volontari, molti dei quali senza lavoro, Mohamed ha aperto un piccolo ristorante che vende stufato di zampe di mucca. Una parte dei profitti va ai lavoratori, un’altra alla cucina. Questo ha aiutato a sostenere l’attività.

Il senso più profondo di ciò che fanno

Alla domanda su cosa li spinga ad andare avanti dopo tre anni, Mohamed risponde senza esitazione.

“Non puoi immaginare la gioia che provi quando qualcuno arriva con la sua pentola e capisci dal suo volto che lo hai aiutato. Ma non puoi nemmeno immaginare il dolore di dover dire a qualcuno che oggi non c’è cibo.”

Racconta di anziani che si siedono a terra fuori dalla cucina e piangono quando il cibo finisce. È anche per questo che la cucina cerca di non fermarsi mai.

“A fine giornata appoggi la testa sul cuscino in pace. Questa è la vera felicità.”

La risposta di Islamic Relief

In tutto il Sudan, le Takkaya sono diventate uno degli strumenti principali nella risposta alla fame. Secondo una ricerca di Islamic Relief del 2025, l’83% delle famiglie non ha abbastanza cibo per arrivare a fine giornata, e queste cucine comunitarie, spesso l’ultima difesa contro la fame, rischiano di chiudere per mancanza di fondi e risorse.

Islamic Relief opera in Sudan dal 1984 ed è attiva in 9 stati. Fornisce cibo, assistenza economica e sostiene centri nutrizionali, strutture sanitarie e programmi agricoli.

Dall’aprile 2023, ha raggiunto oltre 2 milioni di persone con aiuti salvavita.

La cucina di Mohamed è rimasta attiva per tre anni senza fermarsi. Oggi ha bisogno di carburante, forniture e della certezza di poter continuare anche domani.

Il Sudan sta affrontando una grave crisi alimentare, ma le comunità stanno resistendo. Le Takaaya dimostrano che la solidarietà locale può sostenere un paese, ma non possono farcela da sole né per sempre.

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