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Allo stesso tempo, l’aumento della militarizzazione e della spesa militare non sta rendendo il mondo più pacifico, ma sottrae risorse agli sforzi volti a proteggere i diritti umani, prevenire gli sfollamenti e promuovere soluzioni durature per le persone costrette a fuggire.
Che siano costrette a spostarsi oltre i confini internazionali o all’interno del proprio Paese, che abbiano ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato o siano ancora in attesa di protezione, tutte le persone sono titolari di diritti umani in quanto esseri umani. I diritti umani sono inalienabili e si fondano sulla dignità intrinseca di ogni persona: non dipendono dalla nazionalità, dallo status giuridico o dal luogo in cui una persona si trova.
La Carta delle Nazioni Unite riconosce il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale per la pace e la sicurezza. I diritti umani non si limitano a tutelare gli individui, ma contribuiscono anche a creare le condizioni per società pacifiche e per la cooperazione internazionale. La protezione dei rifugiati, fondata sul diritto internazionale e sostenuta da un’azione multilaterale basata su principi condivisi, tutela i diritti delle persone costrette a fuggire dalla violenza e dalle persecuzioni, promuovendo al contempo una responsabilità condivisa tra gli Stati.
Il sistema internazionale di protezione dei rifugiati, che comprende la Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati e il più ampio quadro del diritto internazionale dei diritti umani, si fonda su principi le cui radici affondano nella storia. Nelle principali culture e tradizioni religiose — dall’induismo all’ebraismo, dal buddhismo all’islam e al cristianesimo, così come nelle tradizioni filosofiche dell’antica Babilonia, della Cina, dell’India, di Roma, della Grecia classica e di altre civiltà — ritroviamo principi etici condivisi sul modo in cui gli esseri umani dovrebbero trattarsi reciprocamente, in particolare nei confronti delle persone vulnerabili, sfollate o in cerca di rifugio. Questi principi riflettono valori universali e duraturi quali la dignità umana, la compassione, l’accoglienza e la solidarietà, che hanno successivamente trovato espressione nel moderno sistema dei diritti umani e nel diritto internazionale dei rifugiati.
Negare i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo significherebbe quindi mettere in discussione non solo il quadro giuridico internazionale istituito all’indomani di conflitti devastanti, ma anche i nostri comuni fondamenti morali e il senso della nostra comune umanità. Le organizzazioni di ispirazione religiosa che ogni giorno accompagnano le comunità costrette a fuggire sono testimoni di come l’indebolimento dei sistemi di protezione e la compromissione dei diritti umani conducano inevitabilmente a maggiori sofferenze, insicurezza e perdita di vite umane.
In occasione di questo 75° anniversario, invitiamo tutte le organizzazioni di ispirazione religiosa a unirsi a noi nel sostenere la Convenzione sui rifugiati e chiediamo a tutti gli Stati di riaffermare il proprio impegno nei confronti della Convenzione sui rifugiati e degli altri strumenti internazionali in materia di diritti umani. È fondamentale che dignità, solidarietà, protezione e condivisione delle responsabilità rimangano al centro delle risposte allo sfollamento forzato e che i diritti dei rifugiati siano pienamente tutelati, contribuendo così alla costruzione di un mondo più giusto, pacifico e umano.