Comunicato congiunto

L’intensificarsi dei combattimenti in tutto il governatorato di Taiz sta compromettendo le principali vie di comunicazione, limitando gli spostamenti dei civili e mettendo a rischio l’accesso al cibo, all’acqua, all’assistenza sanitaria e agli aiuti umanitari

Le famiglie, che da anni sopportano le conseguenze del conflitto armato, delle difficoltà economiche e della carenza di servizi essenziali, si trovano ora ad affrontare ulteriori minacce alla propria sicurezza e ai propri mezzi di sussistenza. Dall’inizio di settembre, la ripresa dei combattimenti lungo la costa occidentale ha costretto un gran numero di persone a fuggire, aggravando ulteriormente la pressione sulle famiglie sfollate e sulle comunità che le ospitano.

Il costo umano è già molto elevato. Nella sua dichiarazione del 25 settembre, l’UNICEF ha riferito che, in tutto lo Yemen, dal 3 settembre ha verificato la morte di almeno 15 bambini e il ferimento di altri 14; altri tre bambini risultavano dispersi. Si tratta di dati relativi all’intero Paese, non di un bilancio delle vittime specifico per Taiz. Tutte le parti devono proteggere i civili e garantire che le persone ferite possano raggiungere le strutture sanitarie in sicurezza e senza ritardi.

Nel suo aggiornamento del 7 ottobre, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ha riferito che, dall’inizio dell’escalation nel giugno 2026, 201.217 persone sono state sfollate in tutto lo Yemen, quasi tutte a partire dal 1° settembre. La Displacement Tracking Matrix dell’OIM ha registrato 114.708 persone accolte nel governatorato di Taiz, pari al 57% delle persone censite in questa recente ondata di sfollamenti. Questo afflusso sta esercitando un’ulteriore pressione sulle comunità ospitanti e sui servizi, già in difficoltà nel rispondere ai bisogni esistenti.

L’aumento dei prezzi rende sempre più difficile permettersi il cibo. In un articolo del 9 ottobre, Al Jazeera Arabic ha citato il direttore dell’ufficio statistico di Taiz, secondo cui il prezzo delle patate è raddoppiato in quattro giorni, passando da 1.000 a 2.000 rial yemeniti al chilogrammo, mentre il prezzo della farina è aumentato del 50%, passando da 38.000 a 57.000 rial. La carenza di gas da cucina e l’aumento dei costi del carburante aggravano ulteriormente la situazione. Per le famiglie con un reddito scarso o inesistente, questi rincari significano meno pasti e meno denaro da destinare agli altri beni essenziali.

“Posso comprare soltanto pane per un valore di 500 rial yemeniti, e non è comunque sufficiente per tutti noi», racconta una madre sfollata con quattro figli. “Divido il pane tra i miei figli e rinuncio a mangiare io stessa”.

L’inaccessibilità delle strade e l’insicurezza stanno ostacolando il trasporto delle merci destinate al mercato. Secondo le segnalazioni locali, si registrano carenze di cibo, gas da cucina e carburante, che contribuiscono all’aumento dei prezzi e alla minore disponibilità dei prodotti sui mercati. Mantenere aperte le vie di comunicazione per il trasporto dei beni essenziali è fondamentale per impedire un ulteriore deterioramento della sicurezza alimentare.

Anche i servizi sanitari sono sottoposti a una forte pressione. Le segnalazioni provenienti da Taiz indicano scorte estremamente ridotte di medicinali essenziali, forniture mediche e carburante, con gravi rischi per i servizi di emergenza, gli interventi chirurgici, la terapia intensiva, la dialisi e l’assistenza neonatale. Senza un tempestivo rifornimento, pazienti, feriti, donne in gravidanza e neonati sono esposti a gravi rischi. Gli abitanti e le famiglie sfollate hanno inoltre bisogno di un accesso affidabile all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari per ridurre il rischio di colera e di altre malattie trasmesse dall’acqua.

I bambini, le persone anziane e le persone con disabilità incontrano ulteriori ostacoli nell’accedere ai servizi. Le donne e le ragazze devono poter continuare ad accedere all’assistenza sanitaria, agli spazi sicuri e ai servizi di protezione, compreso il sostegno alle persone sopravvissute alla violenza di genere. Le donne in gravidanza e le madri che allattano hanno bisogno di un’assistenza materna continuativa, di un’alimentazione adeguata e di acqua pulita, anche durante lo sfollamento.

L’insicurezza e le restrizioni agli spostamenti rendono più difficile per le équipe umanitarie e i partner locali raggiungere le comunità, valutare i bisogni e distribuire gli aiuti in sicurezza. Le condizioni variano da una località all’altra e possono cambiare rapidamente. Le limitazioni alle attività di valutazione lasciano inoltre lacune nelle informazioni sui bisogni della popolazione; di conseguenza, i dati disponibili potrebbero non rappresentare l’intera portata della crisi. Un accesso sicuro e continuativo è indispensabile affinché le organizzazioni possano intervenire nella misura necessaria.

Chiediamo un intervento urgente

Tutte le parti coinvolte nel conflitto devono:

  • Proteggere i civili e le infrastrutture civili, in conformità con il diritto internazionale umanitario, comprese le strutture sanitarie e le reti idriche, e adottare tutte le precauzioni concretamente possibili per ridurre al minimo i danni alla popolazione civile.

  • Garantire la libertà e la sicurezza degli spostamenti dei civili e il transito regolare delle forniture commerciali essenziali, tra cui cibo, carburante, medicinali e acqua. Facilitare un accesso sicuro e senza ostacoli agli aiuti umanitari, nel rispetto dei principi umanitari, e impedire ritardi, dirottamenti o interferenze con le forniture di soccorso e il personale umanitario.

  • Proteggere i servizi sanitari salvavita, consentendo la consegna tempestiva di medicinali, forniture mediche e carburante, nonché il passaggio sicuro di pazienti, ambulanze e operatori sanitari.

I donatori e le organizzazioni umanitarie devono:

  • Finanziare urgentemente e ampliare gli interventi di assistenza a favore delle famiglie sfollate, dei residenti vulnerabili e delle comunità ospitanti, dando priorità alla sicurezza alimentare, agli alloggi, all’assistenza sanitaria, all’acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari e alla protezione.

  • Sostenere i servizi sanitari di emergenza e le risposte integrate in ambito sanitario, idrico e igienico-sanitario al colera e alla diarrea acquosa acuta, garantendo le forniture essenziali e il sostegno agli operatori sanitari.

  • Fornire finanziamenti flessibili e sostegno concreto agli operatori locali, comprese le organizzazioni guidate da donne, affinché possano raggiungere le comunità colpite e rispondere all’evoluzione dei bisogni.

La popolazione di Taiz ha bisogno di vie di comunicazione che rimangano sicure e aperte ai civili, ai beni essenziali e agli aiuti umanitari. Un intervento urgente per proteggere queste vie vitali può prevenire ulteriori perdite di vite umane, l’aggravarsi della fame e il collasso dei servizi essenziali.

Le 32 organizzazioni firmatarie della dichiarazione congiunta

  1. ACCEPT International

  2. Action for Humanity International

  3. ADRA Yemen

  4. CARE International

  5. Center for Civilians in Conflict (CIVIC)

  6. Concern Worldwide

  7. Danish Refugee Council (DRC)

  8. Diakonie Katastrophenhilfe

  9. Dorcas Aid International

  10. Geneva Call

  11. Handicap International – Humanity & Inclusion (HI)

  12. Helpcode Italia ETS

  13. Humanitarian Aid & Development (HAD)

  14. International NGO Safety Organisation (INSO)

  15. International Rescue Committee (IRC)

  16. Islamic Relief

  17. MedGlobal

  18. Mehad

  19. Muslim Hands UK

  20. Norwegian Refugee Council (NRC)

  21. Oxfam

  22. Polish Humanitarian Action (PAH)

  23. Première Urgence Internationale (PUI)

  24. Prosper Global

  25. Pure Hands

  26. Relief International

  27. Saferworld

  28. Save the Children International (SCI)

  29. Secours Islamique France (SIF)

  30. Solidarités International

  31. War Child Alliance

  32. ZOA

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