Welcome in Siria

2 anni e mezzo, 27 mesi, 830 giorni, un’interminabile stagione che ha la solennità inquieta di un incubo. Rovine scheletriche, quiete funebre, 6 milioni di uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare la loro casa in Siria, una triade micidiale.
Islamic Relief è sul campo sin dall’inizio della crisi e ancora oggi è una delle più grandi ONG operative all’interno della Siria.

 

Alle prime luci dell’alba ci dirigiamo verso il valico Bab Al Hawa dal quale entreremo nell’arida terra siriana.
Felicità, tensione.
Superiamo l’arrugginita insegna “Welcome in Syria” e incontriamo due dei nostri operatori: Maan e Ahmad, eroi che quotidianamente mettono a rischio la propria vita per portare gli aiuti umanitari ai profughi interni (IDP).
Dopo aver caricato nel magazzino di IR ad Atma i camion con i pacchi cibo, kit igienici e kit per neonati, la nostra prima tappa è il campo profughi Al Joulan.

Il campo è uno dei più recenti della regione e le necessità sono ancora numerose eppure vengo accolto con le più gentili parole umane: “Benvenuti! Venite! Ho appena recuperato dell’acqua potabile… venite che ve ne offro un po’!” dice sorridendo Abdelrahman. Abdelrahman è di Hama, è profugo da 5 mesi e non sa più nulla della sua famiglia.
Distribuiamo alle famiglie i pacchi alimentari che contengono prodotti primari (legumi, riso, olio, zucchero, carne in scatola, tonno, pane e farro), un kit igienico (sapone, salviette, carta igienica, detersivo, dentifricio e shampoo) e per le famiglie con neonati anche un kit specifico con biscotti rinforzanti, latte in polvere, pannolini, biberon e salviette intime.

Ogni campo è gestito da un responsabile locale con il quale, prima della distribuzione, riusciamo a fare un censimento che ci permetterà in futuro di tornare con tutto il necessario e di monitorare l’afflusso di persone al campo. E’ fondamentale informarsi, per esempio, sul numero di disabili, sul tipo di problematiche e sulle fasce d’età.
I bambini, i loro occhi possono rendere l’inferno un Paradiso. I loro sorrisi sono un invito alla vita proprio dove la realtà vorrebbe morire.
Mi fermo a conoscerli e a giocare un po’ con loro, ridiamo insieme e cantiamo, sogniamo e progettiamo.

Ho modo di conoscere una donna, Umm Ahmad. Lei non ha una tenda, vive con i suoi figli e suo marito sotto un telo di plastica saldato ad un albero. Sono profughi da 6 mesi, da quando la loro casa è stata rasa al suolo da un bombardamento. “Ringraziamo Allah per ogni cosa!… ho ancora i miei figli tra le mie braccia, ma ancora per quanto? Si ammalano di dissenteria e sono denutriti.. non resisteremo ancora a lungo… abbiamo bisogno del vostro aiuto… abbiamo ceduto la nostra tenda a mia madre e ad altre donne anziane.” Anche loro hanno ricevuto gli aiuti di Islamic Relief.
Saluto gli abitanti del campo e penso che se ne avessi avuto il tempo avrei salutato una ad una tutte le persone. Il loro sguardo è intriso di paura e preoccupazione, traboccante di dignità.

Al Karama è un campo profughi che accoglie 4400 persone e 721 tende. Le tende sono state fornite da Islamic Relief insieme ai prefabbricati adibiti a wc e docce.
Incontro molte persone che ci accolgono con un sorriso e ci invitano ad entrare nella loro tenda.
M’imbatto in una donna in lacrime. Le hanno appena comunicato la caduta di suo figlio. Provo a consolarla ma non esiste balsamo che possa lenire lo strazio di occhi materni divenuti di pietra.

Quegli occhi rimarranno impressi per sempre nella mia mente.
La temperatura è prossima ai 40° e ci raccontano che talvolta nei campi profughi scoppiano incendi nei quali molti rimangono ustionati o feriti.
Il responsabile del campo ci ringrazia del nostro sostegno ed io gli riporto l’impegno dei nostri straordinari volontari e dei generosi donatori in Italia. Mi augura buon Ramadan e mi ricorda che hanno ancora bisogno del nostro aiuto. Ci abbracciamo.
E’ il momento di incontrare 3 nostri operatori diretti a Hama e periferia con tre ambulanze donate da Islamic Relief, ci descrivono la tragicità della situazione e ci lasciano in fretta per arrivare a destinazione prima che cali il buio.

Uno dei magazzini è adibito a contenere il materiale medico acquistato da IR, arriviamo a poche ore dalla nuova consegna: dal cotone ai macchinari più complessi, dai medicinali a letti d’ospedale. Maan, il nostro operatore all’interno della Siria, mi spiega che si tratta del terzo lotto acquistato nell’ultimo periodo e che si tratta di materiale dal valore di 1 milione e 600 mila dollari.
Una parte dei rifornimenti è già partita per Homs e Idlib e verrà consegnata negli ospedali e nelle unità mediche, la parte restante sarà distribuita entro pochi giorni in tutta la Siria.
Naturalmente Islamic Relief ha a disposizione anche in Turchia, a Raihania, dei magazzini dove riceve materiale e proprio in uno di questi vi è un forno sul quale lavorano dei profughi siriani. Produce ben 90.000 pani al giorno e lavorano 24 ore su 24, il pane viene poi quotidianamente consegnato all’interno della Siria.
L’ultima notte è stata insonne. I nostri colleghi ci hanno raccontato alcune delle situazioni di pericolo che hanno affrontato e quante volte si sono salvati grazie a un miracolo.
E’ ora di partire.

Torno a Milano con un grande senso di responsabilità nei confronti del popolo siriano e delle vittime di questa crisi.
Torno a Milano con nel cuore la generosità di Abdelrahman, il dolore di Umm Ahmad e la disperazione della madre del martire.
Islamic Relief continua il suo intervento in favore della popolazione siriana per mantenere dignitoso il livello della sua vita, per salvare la vita di milioni di persone.
Questa è una corsa contro il tempo… unisciti a noi!

 

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